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Mediatore culturale: perchè esserlo, come diventarlo

foto migranti

Il mediatore culturale è una figura professionale che ha il compito di facilitare l’inserimento dei cittadini stranieri nel contesto sociale del paese di accoglienza, esercitando la funzione di tramite tra i bisogni dei migranti e le risposte offerte dai servizi pubblici.

Avrà, pertanto, possibilità di lavorare presso enti pubblici o privati, centri ed enti di lavoro con le famiglie straniere, nel settore dei servizi sociali, negli enti provinciali o regionali d’intervento e progettazione, nelle associazioni di volontariato e in scuole, centri educativi per adulti, sindacati, uffici dell’amministrazione giudiziaria - come Questura e Prefettura, centri di accoglienza e di ascolto.

Dal 2003, con decreto della giunta regionale numero 2483/2003, la Regione Campania ha riconosciuto quella del mediatore culturale una figura professionale nell’ambito delle professioni sociali. La mediazione culturale rappresenta, infatti, uno strumento necessario per agevolare il processo di integrazione degli immigrati e favorire in senso inclusivo il mutamento della società di accoglienza.

La mediazione culturale consente di dare corpo ad una strategia che riconosca la diversità culturale e la concili con la lotta alla esclusione ed alla disuguaglianza sociale, perché permette ai cittadini con uguali diritti e doveri di comunicare e dialogare in uno “spazio condiviso”.

Secondo i Principi Comuni del Consiglio Europeo, “l’integrazione è un processo dinamico a due direzioni, di reciproco adattamento, che richiede la partecipazione non soltanto degli immigrati ma anche dei residenti degli Stati membri (…) e la chiara compenetrazione dei loro reciproci diritti e responsabilità”. Da un lato, infatti, secondo l’Unione europea, gli stranieri devono poter conoscere e mettere in pratica i passaggi che regolano l’accesso ai diritti, ma anche essere consapevoli dei doveri che ne sono il rovescio. Dall’altro, la società dell’accoglienza deve contrastare discriminazioni e marginalità sociale ed al tempo stesso aprirsi alla ricerca di una pratica della convivenza con le diversità.

Per affrontare queste nuove sfide diventa centrale la funzione della mediazione e di conseguenza la figura del mediatore, di fatto una strada obbligata per creare le condizioni di una interazione positiva con la popolazione locale, per ridurre pregiudizi e discriminazioni, per promuovere sinergie inedite in una società in profonda trasformazione.

Ma cosa fa un mediatore culturale, quali sono i suoi compiti? Innanzitutto, assicura e permette una corretta comunicazione e una reciproca comprensione tra operatori dei servizi pubblici e utenti stranieri. Si occupa dell’accoglienza dell’utente straniero, lo orienta e lo informa sui servizi esistenti sul territorio, lo accompagna presso i servizi del territorio chiarendo i ruoli e le competenze relativamente al personale operante nella struttura/servizio. E ancora:

  • si occupa della traduzione di documenti e materiali informativi;
  • collabora alla redazione di materiale informativo, curandone gli aspetti di specificità culturale;
  • effettua un’attività di interpretariato culturale (fornisce consulenza sui presupposti culturali e gli stereotipi delle due culture);
  • dà suggerimenti al servizio per la programmazione delle proprie attività in base alle specifiche esigenze dell’utenza straniera.

Quali sono le sue competenze di base? La prima competenza necessaria per svolgere al meglio il ruolo di mediatore culturale è avere un’ottima conoscenza della lingua straniera sia scritta che orale ed un buon livello della lingua italiana, nel caso in cui si sia straniero, oltre ad essere preparato ed informato rispetto ai servizi e alle opportunità presenti sul territorio, conoscere il quadro istituzionale e normativo che regola l’assistenza sanitaria, il sistema scolastico e formativo nonché quello di accesso al mercato del lavoro in Italia.

A chi è rivolto il corso di mediatore culturale? Possono partecipare ai corsi tutti i cittadini italiani e stranieri che abbiano il proprio domicilio in uno dei Comuni della Regione Campania e siano in possesso del diploma di Scuola Media Superiore. Per i cittadini stranieri, occorrerà invece essere in possesso di un regolare permesso di soggiorno, secondo quanto previsto dalla normativa vigente in materia di immigrazione e della certificazione attestante l’equipollenza del titolo di studio posseduto.

Quanto dura il corso e quali sono i suoi contenuti? Il corso, come previsto dal Decreto di Giunta Regionale numero numero 2483/2003, ha una durata complessiva di 600 ore, suddivise tra 340 ore di formazione in aula e 260 ore di stage e tirocinio. Il corso affronterà diversi moduli didattici: dal ruolo del mediatore culturale, alle tecniche di animazione interculturale e di comunicazione sociale, programmazione e progettazione degli interventi, monitoraggio e valutazione del lavoro sociale, tecniche e metodi per l’analisi dei bisogni, elementi di etica professionale, politiche di legislazione sociale, nazionale e regionale, lezioni di lingua straniera (inglese e francese), psicologia ed elementi di informatica. Il periodo di svolgimento del corso è previsto da aprile 2018 a attobre 2018.

Entro quando posso iscrivermi e quanti posti sono disponibili? Le iscrizioni ai nuovi corsi per mediatori culturali scadranno il 31 marzo 2018. I posti disponibili per la partecipazione al corso sono 15

Per tutte le informazioni utili, puoi scaricare la locandina del corso o contattare il Consorzio Format, presso il Centro Direzionale Pastena (Fabbricato A) che si trova in via Rosa Jemma,2  a Battipaglia (Salerno), oppure inviando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o telefonando ai numeri 0828/304691 o 335/5405588.

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